Terremoto in Venezuela, sale a 11 il numero delle vittime italiane, 40 i dispersi: la situazione

Si aggrava il bilancio del devastante terremoto in Venezuela del 24 giugno.

Secondo l’ultimo aggiornamento della Farnesina, sono undici i cittadini italiani morti, mentre quattro risultano feriti e quaranta ancora dispersi.

Ventinove connazionali sono stati invece rintracciati.

Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta tra edifici crollati, strade interrotte e quartieri trasformati in distese di macerie.

Il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez ha riferito che le vittime complessive sono salite a 1.719, con 5.034 feriti e decine di migliaia di persone delle quali non si hanno notizie.

A Caracas sono stati individuati tra le macerie dell’edificio Petunia, nel quartiere Los Palos Grandes, anche i corpi di due donne originarie del Salernitano.

Il recupero e il riconoscimento ufficiale devono essere ancora completati.

Terremoto in Venezuela, undici italiani morti

Si tratta di Trini Adrian, 53 anni, e della figlia Isabella Cuomo, 22, moglie e figlia di Enzo Cuomo, il 63enne originario di Laviano il cui corpo era stato recuperato poche ore prima.

Le squadre continuano a scavare nell’area del palazzo distrutto, mentre le autorità italiane mantengono i contatti con le famiglie.

Il numero dei connazionali dispersi resta alto e potrebbe subire ulteriori aggiornamenti.

terremoto venezuela morti italiani

L’Italia ha mobilitato oltre cento esperti tra Protezione civile, Unità di crisi della Farnesina, vigili del fuoco con squadre Usar e Tast e personale sanitario proveniente da cinque Regioni.

Due voli dell’Aeronautica Militare, effettuati il 26 e il 27 giugno, hanno trasportato soccorritori, materiali e beni di prima necessità.

Il secondo aereo ha trasferito anche il team europeo di coordinamento della Protezione civile.

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Aiuti italiani e rischio di epidemie

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto un primo pacchetto di aiuti umanitari destinato all’assistenza sanitaria, alla distribuzione di acqua e beni essenziali e alla realizzazione di ripari temporanei.

L’emergenza, tuttavia, non riguarda più soltanto il recupero dei dispersi.

La distruzione delle reti idriche e fognarie, il sovraffollamento nei centri di accoglienza e il collasso degli ospedali fanno temere una crisi sanitaria.

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La Società italiana di malattie infettive e tropicali avverte che il rischio di epidemie è concreto.

“Il Venezuela era già un contesto estremamente fragile dal punto di vista sanitario, con una grave carenza di farmaci, servizi ospedalieri in difficoltà, personale sanitario ridotto e un sistema di sorveglianza epidemiologica fortemente indebolito.

Un evento catastrofico come questo può trasformare malattie già endemiche in vere e proprie epidemie“, spiega Antonio Cascio, professore di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Palermo e membro della società scientifica Simit.

Gli esperti indicano come priorità l’accesso ad acqua potabile, le vaccinazioni e il controllo degli insetti vettori.

Dopo la scossa, dunque, il Venezuela affronta una seconda emergenza, meno visibile ma altrettanto pericolosa.

Mentre le squadre internazionali continuano a cercare sopravvissuti, cresce il timore che infezioni e carenze sanitarie possano aggravare un bilancio già drammatico.

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