Angelo Bonelli, che lavoro faceva prima della politica e quanto guadagna ora

Angelo Bonelli è oggi uno dei volti più riconoscibili di Alleanza Verdi Sinistra, insieme a Nicola Fratoianni, e ricopre il ruolo di co-portavoce di Europa Verde.

Prima dell’attuale fase politica nazionale, però, il suo percorso si è costruito lontano dalle grandi segreterie di partito, tra battaglie ambientaliste, amministrazione locale, cooperazione internazionale e campagne giudiziarie e civiche spesso molto dure.

Nato a Roma nel 1962, Bonelli entra nell’area ambientalista alla fine degli anni Ottanta.

Il suo impegno nei Verdi comincia nel 1988, in un periodo in cui i temi ecologisti erano ancora marginali nel dibattito pubblico italiano.

L’ambientalismo di quegli anni era fatto soprattutto di territorio, comitati, opposizione al consumo di suolo e difesa di aree minacciate da abusi edilizi o interessi economici.

Il primo vero passaggio politico arriva a Ostia.

Nel 1990 viene eletto consigliere nella XIII circoscrizione del Comune di Roma, mentre nel 1993 ne diventa presidente.

È lì, sul litorale romano, che avvia una delle battaglie più note della sua carriera: la demolizione di ville abusive costruite in zone vincolate e la lotta contro il cemento sulle spiagge.

Quella scelta lo porta rapidamente allo scontro con interessi pesanti.

In quegli anni, agire contro l’abusivismo edilizio sul litorale significava entrare in conflitto con ambienti economici e criminali radicati.

Le intimidazioni non tardano: prima gli viene incendiata l’automobile, poi la casa in cui vive.

Anni dopo, nel 2016, davanti alla sua abitazione vengono lasciati un cuore e un fegato, un messaggio dal significato evidente.

Dopo l’esperienza a Ostia, Bonelli passa alla Regione Lazio.

Diventa consigliere regionale e successivamente assessore all’Ambiente e alla cooperazione tra i popoli.

Nel 2006 si dimette dall’incarico regionale dopo l’elezione alla Camera dei Deputati, dove assume la guida del gruppo parlamentare dei Verdi fino al 2008.

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La sua carriera interna al movimento ambientalista prosegue negli anni successivi.

Nel 2009 viene eletto presidente della Federazione dei Verdi e poi coordinatore nazionale.

Ma uno dei passaggi più rilevanti arriva nel 2012, quando decide di candidarsi a sindaco di Taranto sostenuto dalle associazioni ambientaliste riunite attorno a “Taranto Respira”.

A Taranto ottiene il 12% dei voti e diventa consigliere comunale.

Da quella posizione porta avanti una dura opposizione contro l’inquinamento prodotto dall’Ilva e contro il sistema di rapporti tra industria e politica emerso nell’inchiesta “Ambiente svenduto”.

A quella stagione dedica anche il libro “Good Morning Diossina”, centrato sulla necessità di una conversione ecologica dell’industria italiana.

Accanto alla politica istituzionale, Bonelli ha avuto anche un percorso professionale nella cooperazione internazionale.

Ha lavorato su progetti legati allo sviluppo economico e alla tutela ambientale, collaborando con diverse organizzazioni non governative.

Tra queste c’è Saude e Alegria, attiva nella foresta amazzonica brasiliana a sostegno delle comunità indigene e della protezione dell’ecosistema.

Questa esperienza ha contribuito a definire un ambientalismo più pratico che teorico, fondato sul contatto diretto con territori fragili e comunità esposte agli effetti dello sfruttamento ambientale.

È un tratto che Bonelli ha spesso portato anche nella sua attività politica, dalle battaglie locali fino ai dossier nazionali sull’inquinamento.

Nel 2021 partecipa alla fondazione di Europa Verde e viene eletto co-portavoce insieme a Eleonora Evi.

L’anno successivo torna in Parlamento dopo quattordici anni: nel 2022 viene eletto alla Camera nel collegio uninominale di Imola con Alleanza Verdi Sinistra.

Sul fronte economico, come tutti i parlamentari, Bonelli pubblica la propria dichiarazione dei redditi sul sito della Camera.

I dati più recenti, relativi ai redditi percepiti nel 2024 e pubblicati nel 2025, indicano un reddito complessivo di circa 100.000 euro.

Una cifra vicina a quella di altri esponenti del centrosinistra: Elly Schlein dichiara 98.471 euro, mentre Nicola Fratoianni si colloca poco sotto i 99.000 euro.

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Il reddito di un deputato non coincide però con una sola voce.

La retribuzione parlamentare comprende un’indennità netta mensile di 5.000 euro, una diaria di 3.503 euro per il soggiorno a Roma, un rimborso per le spese di mandato pari a 3.690 euro, 100 euro mensili per il telefono e rimborsi per i trasporti che variano tra 3.323 e 3.995 euro ogni tre mesi.

Nel complesso, il totale mensile può arrivare intorno ai 14.600 euro.

A queste somme si aggiunge l’assegno di fine mandato, calcolato sull’80% dell’indennità lorda mensile moltiplicata per gli anni effettivi trascorsi in Parlamento.

Per Bonelli, che è alla sua seconda legislatura, si tratta di una voce già rilevante, anche se legata alla durata del mandato.

Il confronto con altri parlamentari mostra differenze molto ampie, soprattutto quando entrano in gioco attività professionali esterne.

Carlo Nordio dichiara quasi 260.000 euro, Antonio Tajani circa 187.000 euro, mentre ai vertici delle dichiarazioni figurano Giulia Bongiorno, con oltre 3 milioni di euro, e Giulio Tremonti, con poco più di 2 milioni.

In questi casi pesano soprattutto le rispettive attività professionali.

Prima del ritorno alla Camera, Bonelli aveva già dichiarato redditi significativi.

Nel 2022, quando non era ancora deputato, risultava un reddito di 78.829 euro, collegato al lavoro svolto nella cooperazione internazionale e alle consulenze per le ONG.

Una traiettoria che conferma come la sua attività precedente alla politica parlamentare sia stata legata soprattutto all’ambientalismo operativo, alla consulenza e ai progetti sul campo.

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